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Tasse e burocrati pesano sui giovani

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Una riflessione sul futuro delle giovani generazioni in un momento di grave crisi economica e con dati di disoccupazione giovanile sempre più allarmanti. Uno su tutti: il numero triplicato dei giovani iscritti ai Centri per l'impiego del territorio, pari a oltre 30mila.

 

«Se consideriamo l'equazione occupazione-successo delle imprese ci accorgiamo come i conti stentino a tornare - ha evidenziato Razeto -. Il problema è che ci sono troppi ostacoli allo sviluppo delle aziende: una pressione fiscale massacrante, il costo dell'energia più elevato d'Europa e una burocrazia asfissiante. Dunque una somma di situazioni che impediscono lo sviluppo e di conseguenza bloccano l'occupazione: è evidente che vanno cambiate le regole generali del Paese». Concetti ripresi anche dagli altri relatori, ognuno attraverso il proprio osservatorio. «L'elemento fondamentale è rappresentato dalla qualità, intesa come multidisciplinarietà di alto livello - ha sottolineato Fermeglia -. I nostri limiti sono di carattere temporale, nel senso che dobbiamo sempre giocare d'anticipo e cercare di capire quali saranno le nuove professioni e come si presenterà il mercato del lavoro tra 10 anni: la soluzione porta a livelli di formazione sempre più specifici e dunque ai dottorati di ricerca».

Uno dei temi toccati è stato quello della cosiddetta “fuga dei cervelli”. «Dobbiamo offrire ai giovani opportunità e convincerli a restare - ha sottolineato Guido Martinelli -. Il problema è che qui trovano trattamenti economici non all'altezza e scarse possibilità di carriera, ma anche intoppi burocratici di ogni genere. Non dimentichiamoci che l'innovazione la fanno i giovani, la vera forza del Paese: che molti ragazzi se ne vadano all'estero ci può anche stare, a patto però che lo scambio sia reciproco e che il territorio riesca a catalizzare altre eccellenze da tutto il mondo».

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